No, non ce la faccio,è davvero troppo difficile!
Un conto è condividere spazio, luoghi, tempo, oggetti in un'esperienza come il Cammino di Santiago, dove in realtà tutto è lasciato un pò al caso, dove nulla ha una rilevanza così personale, dove gli oggetti e gli spazi non sono i tuoi..
Tutt'altro è condividere la mia casa, quella per cui da anni faccio immensi sacrifici, quella per cui ho rinunciato a una vita più "leggera" pur di tenermela, quella per cui mi sono privata di cene e aperitivi mondani pur di riuscire a pagarne il mutuo... un conto è condividere i miei oggetti, piccoli o grandi che siano: piatti, pentole, lavastoviglie, divano, tv, bagno...
Non è come pensavo, il Cammino ti dà delle lezioni, e a volte sono anche paragonabili a qualche frangente della vita reale, ma non ti insegna a vivere DAVVERO, perchè la vita reale è totalmente diversa da quella che vivi in Cammino!
Una persona sconosciuta entra nella tua casa e, senza sapere nulla di te, pretende di infilarsi nelle tue abitudini, di stravolgerle mettendo in primo piano le proprie, facendo crollare quelle poche certezze che ti eri costruita.
O forse non è il problema di chi entra e si "catapulta" con la sua realtà nella tua, forse il problema è che nella tua realtà, quella disegnata a tua immagine e somiglianza, la sua stona completamente!
Bèh, poco importa quale sia la causa, l'effetto è senza dubbio disastroso, quindi non resta che prendere una decisione: Fuori!
Fuori dal mio mondo di regole e progetti, fuori dal mio castello di carte da gioco, fuori da quel piccolo spazio che mi fa sentire IO, fuori dal mio giardino di breve ma necessaria solitudine... Fuori da casa mia!
martedì 26 febbraio 2013
giovedì 21 febbraio 2013
FIUMI DI PAROLE
...entro in quella stanza, forse un pò troppo asettica, più di quanto mi aspettassi almeno..
Mi siedo, quasi imbarazzata, cerco con lo sguardo qualcosa che mi faccia sentire a mio agio, ma senza risultati...
A quel punto alzo gli occhi e il mio sguardo si perde in quello di chi mi sta di fronte, uno sguardo dolce, comprensivo, disponibile, aperto... senza bisogno che io dicessi nulla quegli occhi mi avevano già donato quello di cui avevo bisogno in quel momento..
Una piccola esortazione, cerco le parole, faccio fatica a trovarne... tutto mi sembra futile, io mi sento futile!
Sono qui ad esporre un problema che forse non è un vero problema, quando là fuori c'è gente che di problemi veri ne ha da vendere!
Di nuovo quello sguardo mi accarezza, mi rassicura, mi spinge a parlare.. ed ecco che, detta la prima parola, un fiume di colpo straripa: esperienze, emozioni, sensazioni, dolori, dubbi, rancori, speranze, paure, illusioni, delusioni, doveri, sensi di colpa, autocritiche, sprazzi di autostima, ancora dolori... lacrime... e lacrime... e ancora lacrime...
Esco da quella stanza, dopo solo un'ora, e mi sento stanca, svuotata, privata di ogni energia..
Ma finalmente forse qualcosa si è mosso, qualcosa ha bussato a quel muro che, quantomeno, è stato identificato, ora so che c'è davvero, ora so che sarà dura capire che farne, ma che prima o poi, con un pò di aiuto, capirò come abbatterlo, o come dipingerlo...
Ci sono lunghe e profonde ferite e cuciture in questo cuore rattoppato, bisogna trovare il modo di risanarle, di farle cicatrizzare affinchè rimangano sì un ricordo ma smettano di far male.
Mi siedo, quasi imbarazzata, cerco con lo sguardo qualcosa che mi faccia sentire a mio agio, ma senza risultati...
A quel punto alzo gli occhi e il mio sguardo si perde in quello di chi mi sta di fronte, uno sguardo dolce, comprensivo, disponibile, aperto... senza bisogno che io dicessi nulla quegli occhi mi avevano già donato quello di cui avevo bisogno in quel momento..
Una piccola esortazione, cerco le parole, faccio fatica a trovarne... tutto mi sembra futile, io mi sento futile!
Sono qui ad esporre un problema che forse non è un vero problema, quando là fuori c'è gente che di problemi veri ne ha da vendere!
Di nuovo quello sguardo mi accarezza, mi rassicura, mi spinge a parlare.. ed ecco che, detta la prima parola, un fiume di colpo straripa: esperienze, emozioni, sensazioni, dolori, dubbi, rancori, speranze, paure, illusioni, delusioni, doveri, sensi di colpa, autocritiche, sprazzi di autostima, ancora dolori... lacrime... e lacrime... e ancora lacrime...
Esco da quella stanza, dopo solo un'ora, e mi sento stanca, svuotata, privata di ogni energia..
Ma finalmente forse qualcosa si è mosso, qualcosa ha bussato a quel muro che, quantomeno, è stato identificato, ora so che c'è davvero, ora so che sarà dura capire che farne, ma che prima o poi, con un pò di aiuto, capirò come abbatterlo, o come dipingerlo...
Ci sono lunghe e profonde ferite e cuciture in questo cuore rattoppato, bisogna trovare il modo di risanarle, di farle cicatrizzare affinchè rimangano sì un ricordo ma smettano di far male.
venerdì 1 febbraio 2013
HAI UN MOMENTO DIO?
Aiuto aiuto aiuto... e in cambio??? Niente, se non calci in faccia!
Come si fa ad aiutare chi non è in grado di aiutare sè stesso, chi non accetta critiche e consigli, chi si nasconde davanti ad un "Sono fatto così"?
Costruisco muri, cercando di renderli solidi, dò una bella imbiancata per nascondere i difetti del passato, comincio anche a pensare a qualche quadro per abbellirli... ma tutto crolla al primo soffio di vento se non ci sono le fondamenta..
Rinuncio ad una vita che, per quanto povera, era la mia, per essere catapultata in una realtà che non mi appartiene, che non mi sono costruita, cercata... e alla fine mi devo chiedere "Perchè? Ne valeva la pena?"
E arrivo ad un punto dove le forze vengono a mancare, dove sento di non poter fare molto di più, e comincio a chiedermi se non è il caso di mollare, di darmi per sconfitta..
Gratitudine.. una parola sconosciuta ai più..
Umiltà... senza la quale nulla può essere migliorato..
Coscienza.. quella che manca a chi più dovrebbe averne..
Impotenza.. l'unica cosa che al momento riesco ancora a sentire..
Tre anni ad occuparmi degli altri.. e io? Quando farò qualcosa per me, per la mia vita?
Neanche di questo sono capace, di mandare tutti a fanculo e pensare un poco a me..
Prego prego prego... ma chi? Per cosa?
Come faccio ad avere fede in un Dio che dà a chi non se lo merita, a chi non è capace di accettare, di rendersi conto che ciò che ha ricevuto è un bene prezioso e come tale va trattato, come faccio a credere che questo Dio è buono e giusto???
Sto bestemmiando? No, sto solo facendomi delle domande a cui, purtroppo, i fatti danno risposte che non mi piace vedere e sentire perchè ritengo ingiuste..
Chi ha il pane non ha i denti.. quante volte l'ho già detto, scritto, pensato...
E allora perchè non mi dimostri che non è così? Perchè non mi dai un pezzo di pane da addentare..
E, scusami se sono immodesta, ma sono quasi certa che, se anche mi cadessero tutti i denti, io troverei il modo per mangiarlo quel pane, per gustarmelo, per gioire di averne ricevuto almeno un pò..
Piango piango piango... ma questo non cambia le cose, non le ha cambiate fino ad ora..
Ma almeno sfogo questa rabbia, questo dolore, questa mancanza enorme che mi fa star male..
Perchè, se il detto "Aiutati che Dio ti aiuta" non può essere vero, se non è vero che "Dio vede e provvede", non mi resta che piangere e, da sola, come sempre, asciugare le mie stesse lacrime..
"Hai un momento Dio? No perchè sono qua, insomma ci sarei anch'io.."
Come si fa ad aiutare chi non è in grado di aiutare sè stesso, chi non accetta critiche e consigli, chi si nasconde davanti ad un "Sono fatto così"?
Costruisco muri, cercando di renderli solidi, dò una bella imbiancata per nascondere i difetti del passato, comincio anche a pensare a qualche quadro per abbellirli... ma tutto crolla al primo soffio di vento se non ci sono le fondamenta..
Rinuncio ad una vita che, per quanto povera, era la mia, per essere catapultata in una realtà che non mi appartiene, che non mi sono costruita, cercata... e alla fine mi devo chiedere "Perchè? Ne valeva la pena?"
E arrivo ad un punto dove le forze vengono a mancare, dove sento di non poter fare molto di più, e comincio a chiedermi se non è il caso di mollare, di darmi per sconfitta..
Gratitudine.. una parola sconosciuta ai più..
Umiltà... senza la quale nulla può essere migliorato..
Coscienza.. quella che manca a chi più dovrebbe averne..
Impotenza.. l'unica cosa che al momento riesco ancora a sentire..
Tre anni ad occuparmi degli altri.. e io? Quando farò qualcosa per me, per la mia vita?
Neanche di questo sono capace, di mandare tutti a fanculo e pensare un poco a me..
Prego prego prego... ma chi? Per cosa?
Come faccio ad avere fede in un Dio che dà a chi non se lo merita, a chi non è capace di accettare, di rendersi conto che ciò che ha ricevuto è un bene prezioso e come tale va trattato, come faccio a credere che questo Dio è buono e giusto???
Sto bestemmiando? No, sto solo facendomi delle domande a cui, purtroppo, i fatti danno risposte che non mi piace vedere e sentire perchè ritengo ingiuste..
Chi ha il pane non ha i denti.. quante volte l'ho già detto, scritto, pensato...
E allora perchè non mi dimostri che non è così? Perchè non mi dai un pezzo di pane da addentare..
E, scusami se sono immodesta, ma sono quasi certa che, se anche mi cadessero tutti i denti, io troverei il modo per mangiarlo quel pane, per gustarmelo, per gioire di averne ricevuto almeno un pò..
Piango piango piango... ma questo non cambia le cose, non le ha cambiate fino ad ora..
Ma almeno sfogo questa rabbia, questo dolore, questa mancanza enorme che mi fa star male..
Perchè, se il detto "Aiutati che Dio ti aiuta" non può essere vero, se non è vero che "Dio vede e provvede", non mi resta che piangere e, da sola, come sempre, asciugare le mie stesse lacrime..
"Hai un momento Dio? No perchè sono qua, insomma ci sarei anch'io.."
sabato 19 gennaio 2013
TEMPO..
Tempo, comunque vadano le cose lui passa...
Sembra quasi che più tempo si abbia a disposizione, meno sia facile utilizzarlo nel modo giusto..
Ma qual'è esattamente il modo giusto?
Vissuta un'esperienza importante come il Cammino, in cui il tempo non conta, in cui la mattina parti e, senza troppi programmi, vai avanti, senza una meta obbligata, accompagnata solo da pensieri, considerazioni, progetti futuri, chiacchiere con nuove persone, passi più o meno faticosi... bèh, tutto prende un ritmo diverso!
Torni e vieni travolta dalla frenesia della vita che tutti rincorrono... allora cerchi di starci dietro, ricominci a correre, travolta dai doveri, dalle aspettative di chi ti sta intorno..
Poi un giorno ti fermi un attimo e ti chiedi: Ma dove sto andando?
Allora ricominci a "camminare" e, passo dopo passo, cerchi di capire cosa vuoi..
Ma non è detto che tu ci riesca, a volte ti ritrovi dopo mesi allo stesso punto di partenza, magari con qualche tentativo non riuscito in più di "fare il salto".
E intanto il tempo passa..
In realtà, l'unica cosa che impari è che, se non sai dove andare, allora è meglio fermarsi, cercare dei segnali, delle indicazioni, delle "frecce gialle".
Ma non è così facile, non sei sul Cammino, dove non è così importante dove arriverai oggi o domani..
Siamo vittime di una società che ci impone di "crearsi" un futuro, che ogni fine del mese ti presenta i conti da pagare, che ti spinge a preoccuparti di cosa accadrà domani, perchè se non hai un lavoro, se non hai i soldi, se non hai un progetto, non sei nessuno!
Sono ancora alla ricerca di me, dei miei passi, del mio futuro... l'unica certezza che ho è che IO SONO, io esisto, io valgo... anche senza un progetto preciso, anche senza un lavoro, anche senza soldi...
Ho un unico vero grande obiettivo, la mia felicità!
Sembra quasi che più tempo si abbia a disposizione, meno sia facile utilizzarlo nel modo giusto..
Ma qual'è esattamente il modo giusto?
Vissuta un'esperienza importante come il Cammino, in cui il tempo non conta, in cui la mattina parti e, senza troppi programmi, vai avanti, senza una meta obbligata, accompagnata solo da pensieri, considerazioni, progetti futuri, chiacchiere con nuove persone, passi più o meno faticosi... bèh, tutto prende un ritmo diverso!
Torni e vieni travolta dalla frenesia della vita che tutti rincorrono... allora cerchi di starci dietro, ricominci a correre, travolta dai doveri, dalle aspettative di chi ti sta intorno..
Poi un giorno ti fermi un attimo e ti chiedi: Ma dove sto andando?
Allora ricominci a "camminare" e, passo dopo passo, cerchi di capire cosa vuoi..
Ma non è detto che tu ci riesca, a volte ti ritrovi dopo mesi allo stesso punto di partenza, magari con qualche tentativo non riuscito in più di "fare il salto".
E intanto il tempo passa..
In realtà, l'unica cosa che impari è che, se non sai dove andare, allora è meglio fermarsi, cercare dei segnali, delle indicazioni, delle "frecce gialle".
Ma non è così facile, non sei sul Cammino, dove non è così importante dove arriverai oggi o domani..
Siamo vittime di una società che ci impone di "crearsi" un futuro, che ogni fine del mese ti presenta i conti da pagare, che ti spinge a preoccuparti di cosa accadrà domani, perchè se non hai un lavoro, se non hai i soldi, se non hai un progetto, non sei nessuno!
Sono ancora alla ricerca di me, dei miei passi, del mio futuro... l'unica certezza che ho è che IO SONO, io esisto, io valgo... anche senza un progetto preciso, anche senza un lavoro, anche senza soldi...
Ho un unico vero grande obiettivo, la mia felicità!
giovedì 29 novembre 2012
IL POTERE DELLA MENTE
Avete mai sentito parlare di "Disturbi psicosomatici"?
"La psicosomatica è quella branca della medicina che pone in relazione il mondo emozionale ed affettivo con il soma, occupandosi nello specifico di rilevare e capire l’influenza che l’emozione esercita sul corpo e le sue affezioni.
Nello specifico, le malattie somatiche si realizzano attraverso una espressione diretta del disagio psichico attraverso il corpo. In queste malattie l’ansia, la sofferenza, le emozioni troppo dolorose per poter essere vissute e sentite, trovano una via di scarico immediata nel soma: il soggetto non è in grado di “mentalizzare” il disagio psicologico e le emozioni non vengono percepite, pur essendo presenti.
Chi somatizza spesso ha difficoltà a far venire alla luce le emozioni, e difficilmente riferisce sentimenti quali rabbia, paura, delusione, scontentezza, insoddisfazione. Tutte le loro capacità difensive tendono a tener lontani contenuti psichici inaccettabili, a costo di “distruggere” il proprio corpo.
In questo senso una persona, incapace di accedere al suo mondo emotivo, potrebbe non percepire rabbia, frustrazione o stress per una difficile condizione lavorativa e neppure immaginare una possibile connessione tra la sua ulcera e le emozioni o i vissuti relativi al suo lavoro.
Poiché le emozioni si esprimono comunque attraverso il corpo, sia con manifestazioni somatiche, e quindi maggiormente evidenti (tipo le espressioni facciali), sia con manifestazioni vegetative, cioè che agiscono sul sistema nervoso autonomo (battito cardiaco, respiro, sudorazione ecc.), emozioni particolarmente negative protratte nel tempo, possono mantenere il sistema nervoso autonomo (sistema simpatico) in uno stato di eccitazione e il corpo in una condizione di emergenza continua, a volte per un tempo più lungo di quello che l’organismo è in grado di sopportare, andando a provocare dei danni.
Inoltre il sistema immunitario sottoposto a forte stress, riduce la sua efficacia difensiva, e quindi rende l’organismo più vulnerabile alle malattie."
Forse è proprio quello che è accaduto a me...
Appena rientrata dal mio viaggio, dopo solo 3 ore dal mio ingresso in casa, ecco la prima congiuntivite (ne avevo avuto altre prima della mia partenza, ma mai mentre ero in Cammino).
Passata la congiuntivite, dopo solo una settimana, esco per andare a camminare e dopo 20 minuti mi ritrovo con la cervicale completamente bloccata, incapace di muovere testa, collo, spalle, schiena, e così sono rimasta per ben 5 giorni.
Quasi libera dalla cervicale... ecco che torna la congiuntivite, a distanza di neanche 10 giorni..
Eh no, qui qualcosa non va!!!
Mi decido a sentire il parere del medico, le spiego cosa succede e il responso è: troppo stress!
Eh già, io pensavo di essere tranquilla, di aver imparato a rilassare corpo e mente, di non temere così tanto il futuro nonostante non abbia lavoro, perchè una soluzione si trova sempre... ma la mia testa lavora indipendentemente da me e ha deciso di darmi dei segnali per farmi capire che è inutile nascondersi dietro un sorriso di circostanza, inutile fingere che tutto andrà bene, inutile far finta che non ti manchi qualcosa o qualcuno, perchè là dentro invece tutto questo continua a gridare, a gridare forte, talmente forte che le urla rimbombano e si trasformano in disturbi psicosomatici.
Quindi bisogna cambiare metodo, non cercare la cura per il corpo ma per la mente...
Il mio medico prescrive della valeriana, per cominciare a sedare i criceti che in questa testolina non smettono mai di correre e far girare la ruota delle preoccupazioni, ma sappiamo bene che è solo un pagliativo.
La soluzione va trovata dentro di sè, ed è quello che dovrò cercare di fare... eliminare i blocchi emotivi, smettere di fingere di stare bene, imparare a parlare di più di me, imparare a dire di no a chi chiede continui favori se questo limita il mio io, aprire il cuore alle nuove emozioni..
C'è un sacco di lavoro da fare, ma si sa, a me il lavoro non ha mai fatto paura :)
"La psicosomatica è quella branca della medicina che pone in relazione il mondo emozionale ed affettivo con il soma, occupandosi nello specifico di rilevare e capire l’influenza che l’emozione esercita sul corpo e le sue affezioni.
Nello specifico, le malattie somatiche si realizzano attraverso una espressione diretta del disagio psichico attraverso il corpo. In queste malattie l’ansia, la sofferenza, le emozioni troppo dolorose per poter essere vissute e sentite, trovano una via di scarico immediata nel soma: il soggetto non è in grado di “mentalizzare” il disagio psicologico e le emozioni non vengono percepite, pur essendo presenti.
Chi somatizza spesso ha difficoltà a far venire alla luce le emozioni, e difficilmente riferisce sentimenti quali rabbia, paura, delusione, scontentezza, insoddisfazione. Tutte le loro capacità difensive tendono a tener lontani contenuti psichici inaccettabili, a costo di “distruggere” il proprio corpo.
In questo senso una persona, incapace di accedere al suo mondo emotivo, potrebbe non percepire rabbia, frustrazione o stress per una difficile condizione lavorativa e neppure immaginare una possibile connessione tra la sua ulcera e le emozioni o i vissuti relativi al suo lavoro.
Poiché le emozioni si esprimono comunque attraverso il corpo, sia con manifestazioni somatiche, e quindi maggiormente evidenti (tipo le espressioni facciali), sia con manifestazioni vegetative, cioè che agiscono sul sistema nervoso autonomo (battito cardiaco, respiro, sudorazione ecc.), emozioni particolarmente negative protratte nel tempo, possono mantenere il sistema nervoso autonomo (sistema simpatico) in uno stato di eccitazione e il corpo in una condizione di emergenza continua, a volte per un tempo più lungo di quello che l’organismo è in grado di sopportare, andando a provocare dei danni.
Inoltre il sistema immunitario sottoposto a forte stress, riduce la sua efficacia difensiva, e quindi rende l’organismo più vulnerabile alle malattie."
Forse è proprio quello che è accaduto a me...
Appena rientrata dal mio viaggio, dopo solo 3 ore dal mio ingresso in casa, ecco la prima congiuntivite (ne avevo avuto altre prima della mia partenza, ma mai mentre ero in Cammino).
Passata la congiuntivite, dopo solo una settimana, esco per andare a camminare e dopo 20 minuti mi ritrovo con la cervicale completamente bloccata, incapace di muovere testa, collo, spalle, schiena, e così sono rimasta per ben 5 giorni.
Quasi libera dalla cervicale... ecco che torna la congiuntivite, a distanza di neanche 10 giorni..
Eh no, qui qualcosa non va!!!
Mi decido a sentire il parere del medico, le spiego cosa succede e il responso è: troppo stress!
Eh già, io pensavo di essere tranquilla, di aver imparato a rilassare corpo e mente, di non temere così tanto il futuro nonostante non abbia lavoro, perchè una soluzione si trova sempre... ma la mia testa lavora indipendentemente da me e ha deciso di darmi dei segnali per farmi capire che è inutile nascondersi dietro un sorriso di circostanza, inutile fingere che tutto andrà bene, inutile far finta che non ti manchi qualcosa o qualcuno, perchè là dentro invece tutto questo continua a gridare, a gridare forte, talmente forte che le urla rimbombano e si trasformano in disturbi psicosomatici.
Quindi bisogna cambiare metodo, non cercare la cura per il corpo ma per la mente...
Il mio medico prescrive della valeriana, per cominciare a sedare i criceti che in questa testolina non smettono mai di correre e far girare la ruota delle preoccupazioni, ma sappiamo bene che è solo un pagliativo.
La soluzione va trovata dentro di sè, ed è quello che dovrò cercare di fare... eliminare i blocchi emotivi, smettere di fingere di stare bene, imparare a parlare di più di me, imparare a dire di no a chi chiede continui favori se questo limita il mio io, aprire il cuore alle nuove emozioni..
C'è un sacco di lavoro da fare, ma si sa, a me il lavoro non ha mai fatto paura :)
lunedì 19 novembre 2012
UN LUNGO CAMMINO
Eccoci qui, tornati alla realtà dopo 47 giorni lontana da casa, di cui 41 passati a Pellegrinare in giro per la Spagna..
E' stata un'esperienza travolgente, emozionante, di quelle che ti aprono il cuore, la mente, lo spirito, i sensi!
Tutto lungo il Cammino aveva quella semplicità che ognuno di noi desidererebbe trovare anche nella propria quotidianità:
Alzarsi al sorgere del sole, senza sentire la fatica perchè sei certo che ciò che ti aspetta è un giorno di piccole o grandi emozioni, ma mai un giorno vuoto.
Preparare lo zaino, sapendo che ciò che contiene è solo ciò che realmente serve, perchè hai imparato ad abbandonare, a regalare o a buttare ciò che non è essenziale, ciò che appesantisce.
Fare una buona colazione senza pensare ai chili di troppo, alla linea, perchè l'energia è essenziale per vivere al meglio la giornata, e sai che il tuo fisico espellerà tutto ciò che è superfluo.
Cominciare a camminare, forse con un ipotetico obbiettivo, cosciente del fatto che non è detto che tu lo raggiunga perchè non sai cosa accadrà lungo il Cammino, ma non per questo preoccupato o timoroso dei passi che stai per muovere, perchè nel Cammino nulla accade per caso e tu sai che ogni esperienza servirà a farti crescere.
Arrivare alla "tappa", tra virgolette, perchè non è detto che l'abbia scelta tu o sia dettata dalla tua guida, spesso è il Cammino che sceglie per te.
Buttarsi sotto una bella doccia calda, evitando di sprecare l'acqua, perchè sai che è un bene prezioso e perchè capisci che, chiunque arriverà dopo di te, ha lo stesso tuo desiderio e diritto di godere di quei fantastici 10 minuti di piacere.
Lavare i panni, tutti i giorni o quasi, a mano, perchè per due calzini, un paio di mutande e una maglia è stupido usare la lavatrice, è uno spreco... e lavando scopri che non è neanche poi così male, riempie il tempo libero, ti costringe a prestare cura ai tuoi capi, porta la tua attenzione lontana dai problemi anche se può sembrare un'azione semplice, perchè ti porta a concentrarti su un gesto semplice ma impegnativo.
Cenare.. a volte sola, a volte con uno o due pellegrini, a volte con altri 20... e ogni volta scoprire il piacere di quel momento, perchè se sei sola gusti la cena accompagnata dai tuoi pensieri, con poche persone gusti la cena e le piccole confidenze, se si è in 20 gusti la cena e l'allegria che inevitabilmente si diffonde in un gruppo di persone che, al momento, hanno solo positività da trasmettere.
Anche andare a letto presto diventa piacevole. All'inizio era difficile anche solo pensarlo, ma poi diventa naturale che alle 22 si spengano le luci e tutti dormano, e se proprio non riesci a dormire c'è sempre un buon libro a farti compagnia, o il tuo diario su cui tutti i giorni imprimi emozioni, o anche solo il ricordo di ciò che è accaduto durante il giorno, di chi hai conosciuto, delle nuove cose che hai imparato.
Tutto è semplice, tutto è spontaneo, e proprio per questo tutto è positivo.
Ma tornare alla realtà non è così semplice, non è spontaneo, e forse proprio per questo ha ben poco di positivo.
Mancano tutti quei piccoli gesti che fino a qualche giorno prima riempivano le giornate, mancano le persone, mancano le occasioni di confrontarsi, manca il timore ma anche l'eccitazione di parlare lingue diverse dalla propria, manca la naturalezza del "movimento" e del conseguente "nutrirsi liberamente".
Ma soprattutto manca la leggerezza..
Tornata a casa sono stata travolta dai doveri, dalle aspettative altrui, dagli impegni, dagli incontri voluti o dovuti, dalla preoccupazione per un futuro incerto, dalla consapevolezza che la vita è paragonabile al Cammino, ma non è il Cammino.
E allora faccio finta di essere tornata a quel 26 settembre a St. Jean Pied de Port, laddove cominciò il mio Cammino, e fingo che, come allora, nulla mi sia chiaro di ciò che mi aspetta e imparo a vivere giorno per giorno in base a ciò che la vita mi presenta, certa che nulla accade per caso.
Questo è il mio nuovo Cammino, senza meta, senza certezze, senza Compostela ad attendermi... un Cammino tutto da vivere e da scoprire.
E' stata un'esperienza travolgente, emozionante, di quelle che ti aprono il cuore, la mente, lo spirito, i sensi!
Tutto lungo il Cammino aveva quella semplicità che ognuno di noi desidererebbe trovare anche nella propria quotidianità:
Alzarsi al sorgere del sole, senza sentire la fatica perchè sei certo che ciò che ti aspetta è un giorno di piccole o grandi emozioni, ma mai un giorno vuoto.
Preparare lo zaino, sapendo che ciò che contiene è solo ciò che realmente serve, perchè hai imparato ad abbandonare, a regalare o a buttare ciò che non è essenziale, ciò che appesantisce.
Fare una buona colazione senza pensare ai chili di troppo, alla linea, perchè l'energia è essenziale per vivere al meglio la giornata, e sai che il tuo fisico espellerà tutto ciò che è superfluo.
Cominciare a camminare, forse con un ipotetico obbiettivo, cosciente del fatto che non è detto che tu lo raggiunga perchè non sai cosa accadrà lungo il Cammino, ma non per questo preoccupato o timoroso dei passi che stai per muovere, perchè nel Cammino nulla accade per caso e tu sai che ogni esperienza servirà a farti crescere.
Arrivare alla "tappa", tra virgolette, perchè non è detto che l'abbia scelta tu o sia dettata dalla tua guida, spesso è il Cammino che sceglie per te.
Buttarsi sotto una bella doccia calda, evitando di sprecare l'acqua, perchè sai che è un bene prezioso e perchè capisci che, chiunque arriverà dopo di te, ha lo stesso tuo desiderio e diritto di godere di quei fantastici 10 minuti di piacere.
Lavare i panni, tutti i giorni o quasi, a mano, perchè per due calzini, un paio di mutande e una maglia è stupido usare la lavatrice, è uno spreco... e lavando scopri che non è neanche poi così male, riempie il tempo libero, ti costringe a prestare cura ai tuoi capi, porta la tua attenzione lontana dai problemi anche se può sembrare un'azione semplice, perchè ti porta a concentrarti su un gesto semplice ma impegnativo.
Cenare.. a volte sola, a volte con uno o due pellegrini, a volte con altri 20... e ogni volta scoprire il piacere di quel momento, perchè se sei sola gusti la cena accompagnata dai tuoi pensieri, con poche persone gusti la cena e le piccole confidenze, se si è in 20 gusti la cena e l'allegria che inevitabilmente si diffonde in un gruppo di persone che, al momento, hanno solo positività da trasmettere.
Anche andare a letto presto diventa piacevole. All'inizio era difficile anche solo pensarlo, ma poi diventa naturale che alle 22 si spengano le luci e tutti dormano, e se proprio non riesci a dormire c'è sempre un buon libro a farti compagnia, o il tuo diario su cui tutti i giorni imprimi emozioni, o anche solo il ricordo di ciò che è accaduto durante il giorno, di chi hai conosciuto, delle nuove cose che hai imparato.
Tutto è semplice, tutto è spontaneo, e proprio per questo tutto è positivo.
Ma tornare alla realtà non è così semplice, non è spontaneo, e forse proprio per questo ha ben poco di positivo.
Mancano tutti quei piccoli gesti che fino a qualche giorno prima riempivano le giornate, mancano le persone, mancano le occasioni di confrontarsi, manca il timore ma anche l'eccitazione di parlare lingue diverse dalla propria, manca la naturalezza del "movimento" e del conseguente "nutrirsi liberamente".
Ma soprattutto manca la leggerezza..
Tornata a casa sono stata travolta dai doveri, dalle aspettative altrui, dagli impegni, dagli incontri voluti o dovuti, dalla preoccupazione per un futuro incerto, dalla consapevolezza che la vita è paragonabile al Cammino, ma non è il Cammino.
E allora faccio finta di essere tornata a quel 26 settembre a St. Jean Pied de Port, laddove cominciò il mio Cammino, e fingo che, come allora, nulla mi sia chiaro di ciò che mi aspetta e imparo a vivere giorno per giorno in base a ciò che la vita mi presenta, certa che nulla accade per caso.
Questo è il mio nuovo Cammino, senza meta, senza certezze, senza Compostela ad attendermi... un Cammino tutto da vivere e da scoprire.
giovedì 2 agosto 2012
BEN
Sono passati 10 anni e mezzo da quando sei entrato in casa mia,
le mie gatte hanno dovuto imparare ad accettarti,
ho dovuto imparare a condividere anche con te spazi e cose...
e ho dovuto anche imparare a sopportare tutti quei dispetti
che mi facevi quando non ti sentivi considerato!
Meritavi di più, lo so,
e io non ho saputo essere all'altezza...
Sono passati 10 anni e mezzo, e non ero ancora pronta al tuo addio,
non ci siamo nemmeno salutati come avrei voluto...
Mi mancherai, lo sai? Mi mancherà tutto di te,
anche quelle piccole cose che prima sembravano infastidirmi..
anche quelle piccole cose che prima sembravano infastidirmi..
Ti voglio bene Ben!!!
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